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Il dramma delle vittime di violenza domestica durante la quarantena

Tutti noi stiamo vivendo un periodo di forte apprensione a causa dell’emergenza Coronavirus e della reclusione forzata presso le nostre abitazioni.

C’è tuttavia una categoria di persone che comprensibilmente vive questo momento con particolare angoscia: le donne vittime di maltrattamenti.

Aumenta infatti inevitabilmente il tempo da trascorrere insieme agli autori delle violenze (di solito i partner), soggetti che già abitualmente cercano qualsiasi pretesto per scaricare sulle donne la propria rabbia e che, in questo momento di particolare frustrazione, molto probabilmente saranno ancora più irascibili del solito.

Anche la Ministra delle Pari Opportunità Prof.ssa Elena Bonetti ha espresso preoccupazione per la sorte di queste donne, esposte 24 ore su 24 alle violenze dei propri aguzzini.

Paradossalmente proprio in questo periodo si segnala un calo nelle richieste d’aiuto al Telefono Rosa, ma ciò è dovuto purtroppo alla maggiore difficoltà che hanno le donne ad effettuare telefonate, a causa della costante presenza del marito in casa.

Le donne che chiamano lo fanno perché sono davvero disperate, magari mentre sono in bagno oppure approfittando del momento in cui l’uomo esce a fare la spesa.

Ricordiamo che il numero da chiamare è il 1522 ed è sempre attivo.

Inoltre, qualora si abbiano difficoltà ad effettuare telefonate, è possibile utilizzare delle apposite App con le quali contattare un operatore in modo facile e intuitivo con un solo click:

  • 1522: applicazione creata ad hoc dal Dipartimento per le Pari Opporunità della Presidenza del Consiglio per i casi di stalking e violenza;
  • YouPol: applicazione realizzata dalla Polizia di Stato per segnalare episodi di spaccio e bullismo, il cui utilizzo è stato ora esteso anche ai reati di violenza domestica.

Una delle più diffuse preoccupazioni per le donne vittime di maltrattamenti è quella di non poter sostenere le spese legali a seguito della eventuale denuncia verso il partner violento.

Ebbene, in primis è opportuno ricordare che chiunque ha diritto al patrocinio a spese dello Stato in qualsiasi procedimento penale o civile purchè il reddito annuo del nucleo familiare sia inferiore ad Euro 11.493,82.

Inoltre, per alcune categorie di reati (fra cui maltrattamenti, stalking, violenza sessuale, ecc.) è previsto il patrocinio a spese dello Stato a prescindere dal reddito dell’avente diritto: le spese legali per il procedimento penale in cui la donna si costituisce parte civile saranno corrisposti dallo Stato.

Infine, in alcune Regioni italiane, fra cui Piemonte e Lombardia, è previsto un Fondo Regionale per le donne vittime di violenza che copre altresì i costi per eventuali cause civili (separazione, divorzio, ordini di protezione, affidamento e mantenimento dei figli, recupero forzoso delle somme dovute per il mantenimento, ecc.).

Per poter beneficiare dell’una o dell’altra agevolazione (patrocinio a spese dello Stato o Fondo Regionale) bisognerà solo prestare attenzione alla scelta del difensore, il quale dovrà essere iscritto nella relativa lista tenuta da ciascun Ordine degli Avvocati.