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Coronavirus: possibili implicazioni nella responsabilità amministrativa degli enti ex D.L.gs. 231/01

L’inarrestabile capacità di diffusione del Coronavirus espone a potenziali rischi non solo la collettività ma anche le società nella loro qualità di enti con personalità giuridica.

La prevenzione ed il rispetto delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro assumono, oggi più che mai, un rilievo primario, anche ai fini della salvaguardia della continuità dell’attività di impresa.

Nell’ipotesi in cui il contagio si diffonda nell’ambiente di lavoro, infatti, potrebbe configurarsi:

  • per un verso, una responsabilità penale del datore di lavoro (ed eventualmente dei dirigenti, dei preposti e del RSPP) per i reati di cui agli artt. 589 e 590 del Codice penale (lesioni personali colpose o omicidio colposo, in entrambi i casi con l’aggravante della violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro);
  • per altro verso, una responsabilità della società ex D. Lgs. 231/2001.

 

Come noto, il D.Lgs. 231/01 ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento la responsabilità amministrativa degli Enti: si tratta di un particolare regime di responsabilità a carico delle persone giuridiche, aggiuntiva ed autonoma rispetto alla responsabilità penale dell’autore materiale del fatto.

In buona sostanza, la persona giuridica può essere rispondere penalmente qualora un soggetto apicale (o un soggetto da questo dipendente) commetta un “reato presupposto” (ricompreso nel catalogo di cui al D.Lgs. n. 231/01) nell’interesse o a vantaggio dell’Ente.

In questi casi l’Ente potrà evitare una condanna solo qualora risulti:

  • che abbia adottato ed efficacemente attuato un Modello di organizzazione e gestione idoneo alla prevenzione di quel reato;
  • che abbia nominato un Organismo di Vigilanza incaricato di controllare la corretta applicazione del Modello;
  • che l’autore del reato sia riuscito a commetterlo eludendo fraudolentemente il Modello;
  • che non vi sia stato omesso o insufficiente controllo da parte dell’Organismo di Vigilanza.

 

Orbene, tra i c.d. reati presupposto, l’art. 25 septies D.Lgs 231/01 prevede le fattispecie di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

Conseguentemente, qualora il contagio da Covid-19 porti alla morte o a lesioni gravi o gravissime di un proprio dipendente a causa del mancato rispetto delle norme previste in tema di sicurezza sul lavoro, non ne risponderebbe solo il datore di lavoro personalmente, ma anche la stessa società ex D.Lgs. 231/01, con sanzioni pecuniarie e interdittive.

Dotarsi di Modelli 231, adottare specifici protocolli di sicurezza anti-contagio, fornire idonei dispositivi di sicurezza individuali ed attenersi alle norme comportamentali definite nei recenti protocolli di intesa tra imprese e parti sindacali, in questo specifico periodo di emergenza sanitaria, serve dunque a salvaguardare non solo la salute dei lavoratori, ma anche il patrimonio e l’attività dell’impresa.